La nostra voce, esercizi per prendere confidenza

Non sei l'unica persona a cui non piace la propria voce. Ti ascolti e non ti riconosci. Il segreto per superare questo disagio? Prendere confidenza con la propria voce.

Tabella dei Contenuti

Abituarsi alla propria voce rappresenta un aspetto psicologico della lettura a voce alta.

Con alcuni esercizi per la voce puoi affrontare la lettura a voce con maggiore sicurezza ed efficacia.

La nostra voce: questa sconosciuta

Hai finalmente deciso che vuoi fare la voce narrante per audiolibri oppure vuoi registrare un podcast; hai frequentato corsi, forum, consultato siti e acquistato l’attrezzatura.

Registri il tuo primo contenuto audio, lo riascolti e…non è possibile, quella è davvero la tua voce?!?

Ebbene sì, è successo a tutti noi che abbiamo preso in mano un microfono per registrare: ci siamo scontrati con la nostra voce registrata e non l’abbiamo riconosciuta come “nostra”.

È perfettamente normale, come è perfettamente normale il fatto che ascoltare la propria voce per la prima volta non sia particolarmente piacevole, anzi a molte persone non piace per niente la propria voce registrata.

Se stai già pensando che se quello è il vero suono della tua voce registrata, allora non vale la pena mettersi al microfono, fermati!
La tua voce è perfetta così, dobbiamo solo prenderci confidenza, argomento di cui parliamo nell’episodio del podcast la confidenza con la propria voce.

Ci teniamo a rassicurarti subito: tantissimi che all’inizio odiavano letteralmente la propria voce, hanno imparato ad amarla e addirittura l’hanno poi scelta come strumento del proprio lavoro! Vediamo come sentirsi a proprio agio con la nostra voce durante la lettura a voce alta… E non solo!

E poi ricorda: non esistono brutte voci, esistono solo voci usate male.

Cerchiamo di capire insieme cosa succede quando ascoltiamo la nostra voce registrata per la prima volta.

Ascoltare la propria voce per la prima volta

Occorre subito ricordare che il senso dell’udito ha un funzionamento ben definito:

Le orecchie catturano il suono nel padiglione auricolare, le vibrazioni del suono generano la percezione sonora che corre dal nervo uditivo fino al cervello, dove viene processata in informazione precisa sulla natura del suono, la sua posizione nello spazio e il fatto che quello sia un suono familiare o meno.


L’udito è un senso finissimo che, da tempo immemore, recita una parte importantissima nel gioco della sopravvivenza umana: il suono può rappresentare un pericolo vicino o lontano, e le nostre orecchie servono (anche) a identificarne la posizione.


La nostra voce, dunque, da dove arriva? Da dove proviene, per le nostre orecchie?


La nostra voce arriva da due posizioni differenti: dall’interno e dall’esterno del nostro corpo.
La sentiamo vibrare e generare suono sia dai risuonatori interni, sia dal suono che, una volta uscito dalla bocca, arriva alle nostre orecchie.
In poche parole, la nostra voce ci arriva arricchita da armoniche e suoni interni, generati dal processo di fonazione, che solo noi possiamo udire.

Possiamo dunque affermare che solo noi conosciamo il vero suono della nostra voce.

Il dono della nostra voce

Non parlo di “dono” a caso, perché reputo la possibilità di poter cogliere determinate sfumature della nostra voce come un enorme strumento di auto-analisti artistica ed emotiva.

La nostra voce, infatti, è ricca di dettagli che racconta come stiamo fisicamente, se stiamo usando il fiato in maniera corretta, se siamo concentrati su ciò che stiamo leggendo o se siamo distratti, se siamo tranquilli o se ci sentiamo in tensione.

Il fatto che, per gli ovvi motivi fisici e fisiologici di cui parlavamo più sopra, la nostra voce più vera sia accessibile solo a noi, sottende il fatto che la nostra voce registrata sia quella che arriva alle orecchie di tutti gli altri.
È importante ascoltare la nostra voce registrata e prendere confidenza con essa, per poterla gestire al meglio nella narrazione ad alta voce.
Un “errore” (non mi piace molto la parola “errore”, ecco per la virgoletto) molto comune, è quello di fermarsi al “non mi piace la mia voce” e reputare quella degli altri più adatta, più idonea e, in generale, migliore della nostra.

Spesso tendiamo a paragonare la nostra voce a voci famose e particolarmente apprezzate, ma farlo serve davvero a qualcosa?

La voce del vicino è sempre più verde

Ogni voce è preziosa, ricordi cosa dicevamo a proposito dell’unicità del timbro?
Ciascuno di noi possiede caratteristiche vocali, più o meno evidenti, che rendono particolare la nostra voce e la connotano come impronta digital-vocale.

C’è quindi un importante risvolto psicologico nell’imparare ad ascoltare la nostra voce registrata e imparare a volerle bene, perché amare la nostra voce registrata, diviene un modo di accettare a amare noi stessi; noi siamo (anche) quella voce, e non apprezzarla nelle sue sfumature equivale a non apprezzare il nostro corpo, la nostra mente e il nostro essere in generale.

Se questa affermazione ti sembra esagerata, ti basti sapere che la maggior parte dell’efficacia della comunicazione è influenzata al 38% circa dalla componente vocale, dunque avere a cuore la propria voce e conoscerla significa trasmettere, in quel 38%, il massimo di noi stessi; l’autostima si forma attraverso più tasselli, dei quali l’uso della voce in pubblico rappresenta una fetta importantissima.

Prendere confidenza con la propria voce

Prendere confidenza con la voce significa fidarsi del proprio mezzo attraverso l’esercizio dell’auto-ascolto.
Come abituarsi alla propria voce? Un buon punto di partenza è quello di registrarsi e riascoltarsi più e più volte, abbandonando i giudizi soggettivi e cercando capire se qualche aspetto oggettivo che non ci è gradito è correggibile.

Facciamo un esempio: pensi che la tua cadenza dialettale risulti fastidiosa?
Per rimediare a questo piccolo “difetto” puoi esercitarti ad eseguire una lettura neutra, o” in piano”, ovvero un tipo di lettura monotona, senza intenzioni, ma ben scandita e molto “sillabata”. Fai attenzione alle doppie, alle vocali troppo chiuse, e alle frasi interrogative.
Per avere un riferimento ti consigliamo inoltre di studiare qualche regola di dizione, partendo per esempio dalla pratica dell’ascolto di bravi attori o doppiatori (noi ti consigliamo ad esempio Patrick Facciolo).

Un ultimo consiglio: non demordere! Ricorda che con la pratica ci si abitua in senso costruttivo alla propria voce e le imperfezioni, (senza diventali maniacali) possono essere corrette con la tecnica!

Abituarsi alla voce registrata

Innamorarci della nostra voce: facile a dirsi ma non a farsi.
Al di là delle componenti relative all’amor proprio, abituarsi alla nostra voce registrata è possibile attraverso alcuni comportamenti utili:

Anzitutto il primo suggerimento è quello di ascoltare la nostra voce il più possibile, e farlo da quanti più dispositivi possibili; abituiamoci ad ascoltare e riascoltare la nostra voce registrata ogni volta che ne abbiamo occasione (chi di noi non lascia un messaggio audio al giorno?), oppure abituiamoci a creare quelle occasioni.

Possiamo, ad esempio, provare un discorso che dobbiamo fare (una dichiarazione d’amore, il rimprovero a nostro figlio che non riordina la camera); possiamo leggere ad alta voce la parte di un libro che stiamo leggendo; possiamo registrare appunti vocali di un articolo che dovremo scrivere; possiamo provare il discorso da fare al capo, la presentazione da fare al cliente, il sunto della riunione da esporre ai colleghi o qualsiasi altro tipo di intervento che ci vedrà parlare ad alta voce.

La cosa importante è avere sempre a portata di mano uno smartphone o un registratore vocale, con cui registrare, per poterci riascoltare successivamente e, mio consiglio, fare queste prove davanti ad uno specchio.

La nostra voce in poche parole

Parlare di “esercizi” veri e propri è complicato, perché non ci sono esercizi pratici che insegnano a voler bene alla nostra voce registrata; esistono la volontà di migliorare, la capacità di accettare le nostre caratteristiche, e l’impegno costante per migliorare le nostre competenze vocali.

La lettura espressiva fornisce numerose occasioni per imparare ad ascoltare la nostra voce e abituarci a essa, soprattutto perché ci tiene (anche) concentrati sul testo.

Riassumendo, quindi:

  • a quasi tutte le persone non piace la propria voce registrata, la prima volta che la ascoltano;
  • la nostra voce è unica ed è perfetta così com’è;
  • lavorare sulla nostra voce aumenta l’autostima;
  • abbiamo tantissime occasioni per registrare la nostra voce e riascoltarla;
  • lavorare con la lettura espressiva, ci aiuta ad abituarci voce registrata.

Quindi se vuoi lavorare con la voce, inizia a prendere confidenza con la tua voce!