Filosofia e voce con Raffaele Tovazzi

La filosofia può cambiare la vita. Ecco la testimonianza di Raffaele Tovazzi, filosofo esecutivo

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Raffaele Tovazzi ci ha raccontato come la filosofia gli ha cambiato la vita, e come non esistano segreti per raggiungere il successo.

Ciò che conta è essere centrati su se stessi.

“Il successo è una conseguenza, non un obiettivo”

(Gustave Flaubert)

Ci sono persone che riescono ad essere lezioni di vita viventi, senza aver bisogno di mettersi in cattedra: basta ascoltare le loro storie, scambiarci qualche battuta e tornare a casa con una valanga di idee, ispirazioni e riflessioni. Ed è esattamente quello che accade quando si incontra Raffaele Tovazzi, primo filosofo esecutivo in Italia

Chi è il filosofo esecutivo

Se vi state chiedendo cosa faccia di preciso un filosofo esecutivo, rubiamo la definizione scientifica allo stesso Raffaele, che l’ha condivisa sul suo sito:

Un professionista che affianca manager ed imprenditori nel complesso passaggio dal pensiero all’azione, attraverso gli strumenti di comunicazione.

Raffaele Tovazzi ha iniziato il suo percorso dall’amore smisurato per la filosofia e ci ha raccontato come questa passione lo abbia portato lontano, dove mai avrebbe pensato di arrivare. Fucina di idee, professionista poliedrico, non c’è da stupirsi se sia riuscito ad essere d’ispirazione a chiunque lo abbia incrociato lungo la sua strada.

Come la filosofia ha acceso una scintilla ed è diventata oggi un lavoro

Nel lavoro di Raffaele la voce ha un ruolo chiave e mai come oggi voce e filosofia sono due attitudini che nell’ambito delle professioni digitali, ma anche di un mercato alla continua ricerca dell’innovazione, possono viaggiare insieme: il filosofo che parla alle aziende, mostra loro quale linguaggio adottare a seconda dei loro obiettivi, è una figura ormai indispensabile nel disegnare strategie e nuovi business. E oltre a saper esporre, guidare, deve prima ancora saper ascoltare, ed è proprio dalla voglia di ascoltare storie sin da bambino che Raffaele ha incontrato la filosofia:

“Come tutti i bambini sognavo che i miei genitori mi raccontassero le favole della buona notte, ma per motivi di lavoro non avevano tempo. Mio padre verso i quarant’anni si iscrisse ad un corso di filosofia serale e registrava le sue lezioni, così visto che nessuno mi raccontava delle storie, prendevo dalla sua borsa le audiocassette e sera dopo sera le ascoltavo: c’era un professore di filosofia del linguaggio che raccontava le storie dei filosofi…così mi sono appassionato a tal punto da diventare filosofo del linguaggio anche io”.

Ciò che da bambini ci colpisce, ci appartiene e diventa nostro, in realtà non ci lascia per tutto il corso della vita perché come ci spiega Raffaele, e come possiamo evincere dalla sua storia noi siamo il frutto della storie che ci hanno raccontato da bambini, e la qualità della nostra vita è direttamente proporzionale alla quantità di storie che ascoltiamo ogni giorno. Chi legge e chi ascolta storie va nelle vite degli altri e impara dagli altri, entrandovi in empatia.

La potenza della voce in un podcast di successo: “Il buongiorno di Londra”

Oltre alla filosofia, un altro incontro magico e ispirante per Raffaele Tovazzi è stato quello con la voce, nel quale ha individuato subito una potente arma, capace di intrattenere quanto influenzare il pensiero e le convinzioni di chi ascolta:

“Ho compreso per la prima volta il potere della voce seguendo un percorso di ipnosi conversazionale: in questo corso insegnavano come indurre stati alterati di coscienza utilizzando la voce. Ci mostrarono quale forma dell’onda sonora avrebbe dovuto assumere la voce per indurre a livello paraverbale stati alterati di coscienza. Il mio risultato non fu quello sperato, così iniziai ad esercitarmi, a comprendere come cambia la voce, le sue possibilità, il tono, l’intensità. Questo mi ha fatto capire quanto la voce se educata, modulata, diventa non solo uno strumento, ma una vera e propria bacchetta da direttore d’orchestra per far suonare gli animi del tuo pubblico

Filosofia, voce, un costante spirito di osservazione e intraprendenza hanno permesso a Raffaele durante i suoi anni a Londra, di scoprire e accorgersi anche di quanto il podcast potesse essere una forma di comunicazione efficace, anche per le aziende. Così nell’anno degli ottant’anni di Radio Londra è nato un podcast che lo ha portato al successo anche in radio e in televisione con Il buongiorno di Londra:

“Quando ho iniziato ad ascoltare i podcast, me ne sono innamorato. Pensai che nel podcast c’era il futuro, tutti iniziavano ad ascoltarli e visto che in quel periodo Radio Londra compiva ottant’anni ebbi un’idea: un’azienda che facesse branded content, podcasting per i grandi marchi, che realizzasse un palinsesto nativo per i nascenti smart speaker (Alexa, Google Echo) che vedevo popolare le case a Londra. Creai così un contenuto ad hoc sulla tradizione di Radio Londra: un podcast quotidiano di un minuto, dove leggevo un aforisma filosofico e spiegavo come metterlo in pratica. Nacque così Il buongiorno di Londra. Alle radio nazionali piacque così tanto che iniziarono ad integrarlo nei loro palinsesto, fino a coinvolgermi attivamente, chiedendomi di raccontare la filosofia, coglierla in ogni settore. La sua veste pop intriga i media”.

Filosofia, emozioni e lavoro

La filosofia così, come l’ha presentata Raffaele ha conquistato l’interesse delle persone e degli addetti ai lavori in diversi settori: un percorso insolito e inaspettato per una materia che, complice la scuola, ha sempre generato qualche ostilità. Ciò che fa la differenza però come sempre è l’emozione: la filosofia associata a qualcosa di pratico, utile che ci riguarda in prima persona, valorizzando i suoi aspetti emozionali, assume un nuovo significato che ne mostra la sua applicabilità a svariati campi e settori.

E a proposito di emozioni, Raffaele ci ricorda quanto più che focalizzarci su un obiettivo, è fondamentale ascoltare se stessi e fidarci delle nostre emozioni:

“Noi siamo malati di teleologia: io mi sono accorto che i più grandi errori li ho fatte quando credevo di avere degli obiettivi. In nome di obiettivi sociali spesso sacrifichiamo ciò che siamo davvero, quando se sei davvero a contatto con le tue emozioni non hai bisogno di obiettivi. Perché quando sei centrato in te stesso, tutto il resto è una conseguenza, non hai bisogno di obiettivi”.

Se vuoi scoprire altre curiosità che Raffaele Tovazzi ci ha raccontato sulla sua professione e sui podcast, puoi ascoltare il nostro podcast con Raffaele Tovazzi