Parlare in pubblico, 7 consigli per un public speaking efficace

Saper parlare in pubblico è importante non solo per chi lavora nello spettacolo. Serve per acquisire autostima, autorevolezza e per il personal branding, ad esempio. Ecco i consigli per un public speaking efficace

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Perché saper parlare in pubblico è importante, non solo per chi lavora nello spettacolo. 

Quando pensiamo al “parlare in pubblico” immaginiamo folle oceaniche di fronte a noi o decine di migliaia di persone a vederci e ascoltarci attraverso uno schermo.

In realtà parliamo a un pubblico molto più spesso di quanto ci rendiamo conto.

Abbiamo di fronte più di una persona (anche una può essere già sufficiente) e abbiamo come obiettivo quello di spiegare, educare, intrattenere, emozionare, divertire o persuadere?

Se sì, stiamo a tutti gli effetti parlando in pubblico.

La cosa che mi ha colpito durante i miei studi con il Centro di Terapia Strategica di Giorgio Nardone riguardo il parlare in pubblico è che in molti casi la paura di esporsi si manifesti già in contesti riservati e quasi familiari. Non serve trovarsi di fronte alla platea di un teatro per bloccarsi e non comunicare in modo efficace; può bastare una riunione aziendale informale o il dover relazionare il proprio team sull’andamento di un progetto. 

Affronteremo specificamente la paura di parlare in pubblico nei prossimi contenuti ma è importante sapere che le nostre emozioni e le nostre resistenze si riflettono in modo importante sulla nostra voce e sulla nostra capacità di gestirla e controllarla.

Ecco alcuni consigli per il public speaking:

1. Gestione della voce per comunicare bene in pubblico

Vorrei poter svelare i segreti per il public speaking ma sono convinto che l’unico segreto è che non ci sono segreti per imparare a parlare in pubblico; solo

  1. studio,
  2. competenza
  3. consapevolezza.

Una comunicazione efficace e etica passa prima di tutto da noi e da cosa vogliamo comunicare (proprio nel senso etimologico di mettere in comune) con le persone che ci ascoltano.

In questo la voce è il nostro primo strumento di relazione e come tale dobbiamo imparare a conoscerla. Diamo per scontato di saper utilizzare al meglio la nostra voce solo perché la usiamo da quando siamo nati, niente di più falso. Come sa chiunque abbia iniziato uno sport, dopo i primi allenamenti iniziano a dolere muscoli di cui non si era mai sospettata l’esistenza; oppure si imparano movimenti che non si credevano umanamente possibili. Così come succede con il corpo succede con la voce. Allenandola e testandola si scoprono scenari comunicativi inimmaginabili. 

2. Coerenza linguaggio verbale e linguaggio paraverbale

Alzi la mano chi non ha mai letto o sentito il concetto per cui la nostra comunicazione sia veicolata per il 7% attraverso le parole (il verbale), per il 38% attraverso toni, volume, velocità etc (il paraverbale) e per il 55% dalle espressioni e dall’atteggiamento del corpo.


Tutti fattori che fanno parte del nostro parlare in pubblico, giusto?


Ecco è stato lo stesso psicologo e ricercatore statunitense a contestualizzare e ridimensionare la portata del risultato delle sue ricerche. In sostanza con i suoi esperimenti ha “solo” dimostrato sperimentalmente che questi canali sono interconnessi e ce ne accorgiamo quando i messaggi che mandiamo attraverso queste tre modalità creano una dissonanza. In pratica diamo più peso al come ci viene detto qualcosa quando questo è in contraddizione con quello che ci viene detto. 

3. Avere un proprio tono di voce

In italiano il “tono di voce” può rappresentare due concetti molto diversi. Il primo è di natura fisica: ovvero riguarda le altezze dei suoni che emettiamo quando parliamo. Il secondo è più metafisico e riguarda la memorabilità del nostro modo di parlare estendendo il concetto anche alla scelte sintattiche e di vocabolario; in inglese si direbbe “tone of voice”.

Mentre il primo aspetto si allena con la pratica, trovare il proprio stile, la propria identità può richiedere più tempo e si lega a stretto giro anche con aspetti legati al personal branding e alla comunicazione in pubblico quindi saper parlare in pubblico, in questi casi, significa anche saper vestire il tone of voice aziendale. 

Come scrivevo prima, tutto parte dalla conoscenza della voce e dal saperla sfruttare per quelli che sono i suoi punti di forza. Chiediamo ad amici e colleghi un feedback su quali sensazioni evoca loro la nostra voce e su quali intercalari e frasi ci sentono dire più spesso e che ci connotano. 

4. Conoscere il proprio pubblico per creare interazione

Sapere a chi parlerai è fondamentale per affinare l’arte del parlare in pubblico, così come lo è sapere dove parlerai. Questo ti permetterà d’impostare una comunicazione rivolta espressamente al pubblico (piccolo o grande che sia). Non si tratta di snaturarsi ma di adeguare le modalità con cui portiamo il nostro messaggio al pubblico per massimizzarne l’efficacia.

Scegliamo con cura le metafore e le analogie in modo che siano calzate su chi ci ascolta. Così come è importante mettere l’attenzione sull’uso o meno di linguaggio tecnico. Facciamoci sempre domande quando impostiamo il discorso (che sia scritto e letto o a braccio poco importa) e chiediamoci se ci stiamo relazionando nel modo più funzionale rispetto al nostro obiettivo rispetto al pubblico.

Facciamo sentire coinvolto chi ci sta ascoltando, alterniamo domande retoriche a domande con risposta per alzata di mano o gesti di assenso. Questo renderà l’ascolto attivo da parte del pubblico e dimostrerà il nostro reale interesse verso di loro.

5. Controllare le emozioni come tecnica per parlare in pubblico

Più che di “controllare le emozioni” preferisco parlare di “gestire le emozioni” o meglio ancora “surfare con le emozioni” come se fossero onde; sembra una questione terminologica di poco conto ma ha un grande impatto pratico.

Il verbo controllare porta con sé il concetto di un braccio di ferro tra noi e le emozioni e non c’è nulla di più disfunzionale.

Le emozioni fanno parte di noi e svolgono il ruolo fondamentale di farci sopravvivere.

Senza paura ad esempio rischieremmo di morire (e lo dico letteralmente) decine di volte al giorno. Il problema sorge quando una determinata emozioni in un frangente diventa disfunzionale e non ci permette di esprimerci al meglio. In quel caso non sarà cercando il controllo che si potrà superare ma lo si potrà fare attraverso un percorso di scoperta e di accettazione. Per fare un esempio, una sana paura in un contesto di comunicazione in pubblico tiene alta la soglia di attenzione aiutandoci nell’essere pronti e reattivi. 

Così come il piacere di sentire la propria voce che parla (che alcune persone hanno) può essere disfunzionale oltre una certa soglia, distraendo l’oratore dal pubblico e dal suo discorso, cullato dalle sue stesse parole, ma in misura limitata può rappresentare un porto sicuro e aumentare la sicurezza nel momento in cui ci si trova a parlare a un pubblico.

Diversi studi dimostrano che gli esseri umani sono in grado di cogliere le emozioni nella voce di chi ascoltano anche senza capire la lingua dell’interlocutore. Questo implica che se riusciamo a mantenere un certo grado di trasparenza rispetto alle nostre emozioni quando parliamo si può creare un rapporto empatico con il pubblico molto forte e naturale.

Anche per questo è importante spostarsi dall’idea di controllo a quella di gestione delle nostre reazioni emotive. 

6. Preparazione al public speaking leggendo ad alta voce

Saper parlare in pubblico passa quindi in buona parte dalla presa di consapevolezza delle nostre caratteristiche personali, delle nostre emozioni e dei nostri obiettivi.

Un ottimo modo per prendere confidenza con tutti questi aspetti è quello di mettersi alla prova leggendo ad alta voce una bozza del proprio discorso e registrarsi.

Questo avrà la duplice funzione di permetterci di sistemare e correggere il testo, sia a livello grammaticale che linguistico, e di sentire la nostra voce che lo dice.

  • Il discorso ci si addice?
  • Suona naturale per la persona che siamo?
  • È comprensibile da parte del pubblico a cui parlerò?

Chiaramente questo vale in misura maggiore quando affrontiamo una conferenza, una presentazione o un intervento formativo rispetto a un contesto informale nel quale parleremo in modo più sciolto e senza un discorso preparato. Ma anche in questo secondo caso ci viene in soccorso la lettura espressiva. (Non so se possiamo inserirla tra le tecniche per parlare in pubblico ma certamente possiamo considerarla come arte di saper parlare).

Leggere ad alta voce discorsi famosi, ad esempio, ci può aiutare a fare esperienza di emozioni, stati d’animo e pensieri di altre persone e a prenderci confidenza e conoscerli per poi poter attingere a quel bagaglio in altre situazioni. 

E non ultimo è un ottimo esercizio per migliorare la propria dizione, articolazione e gestione del respiro.

7. Discorso chiaro e coerente in funzione dell’obiettivo

Sia che il discorso lo prepariamo a tavolino, sia che lo improvvisiamo sul momento perché le condizioni lo richiedono cerchiamo di avere sempre chiaro quale sia l’obiettivo finale della nostra comunicazione e verso chi è rivolta. Diamo priorità alla chiarezza, sia di quello che diciamo a livello argomentativo, sia di come lo esponiamo attraverso la nostra voce.

Saper parlare in pubblico passa per prima cosa dalla chiarezza di pensiero e dalla nostra capacità di trasferirlo attraverso suoni arricchito dalle nostre emozioni.

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